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braham
Stoker, meglio conosciuto come ‘Bram’ [1847-1912], ne ha fatto un
personaggio fantastico, perfettamente in linea con il gusto
romantico della letteratura dell’epoca; un essere immortale che si
nutre dell’altrui sangue, capace di trasformarsi in lupo o
pipistrello, scomparire e apparire nella nebbia, che non si riflette
negli specchi e il cui corpo non produce alcuna ombra, che domina
con un potere ipnotico le sue vittime suscettibili, a loro volta, di
diventare come lui; d’altro canto, rifugge la luce del sole, per lui
letale [anche se questo particolare sembra essere posteriore al
testo di Stoker, in cui il personaggio si muove liberamente alla
luce del giorno], e i simboli sacri; l’unico modo per ucciderlo, un
paletto di legno di frassino conficcato nel cuore o la
decapitazione. È Dracula, il Vampiro, entrato
prepotentemente nell’immaginario favoloso e terrorifico di tutti
soprattutto dopo l’omonimo romanzo [pubblicato il 26 maggio 1897]
dello scrittore irlandese che, dal canto suo, fece leva su tutta una
serie di leggende e credenze europee e si avvalse di una fertile
letteratura sull’argomento, soprattutto inglese e tedesca, di almeno
due secoli. La trasposizione teatrale prima – al Wimbledon Theatre
di Londra nel 1925, con regia di Hamilton Deans, e al Little Theatre
nel 1927 – e cinematografica poi – il celeberrimo Dracula
interpretato da Bela Lugosi, pseudonimo di Béla Blasko
- ha definitivamente sancito la figura del Vampiro quale
protagonista indiscusso del genere horror-fantasy, con un
susseguirsi quasi interminabile, fino ai giorni nostri, di
pellicole, racconti, giochi di ruolo. Dove lui, quasi sempre bello e
fascinoso, riassume in sé il binomio estetico per eccellenza di
amore e morte, sensualità e feralità. Una precisazione, però, si
rende necessaria, in fattore di estetica: il Dracula tenebroso e
incantevole, dallo sguardo magnetico di voluttuosità fatale e
ipnotica, sembra essere nato proprio in seguito alla magistrale
interpretazione di Bela Lugosi del 1931, diretto da Tod Browning: fu
l’attore di origine ungherese, infatti, che conferì al suo
personaggio l'aristocraticità malinconica, quel fascino misterioso e
mortifero di ‘pure glamour’ cui noi oggi siamo abituati,
differenziandolo da una precedente trasposizione cinematografica,
altra pietra miliare, ‘Nosferatu, eine Symphonie des Grauens’
del 1922, di Friedrich Wilhelm Murnau: entrambi ispirati al Dracula
di Stoker, il Nosferatu interpretato da Max Schreck è decisamente
più ‘malaticcio’ e poco piacevole a vedersi, mentre possiamo a
ragione affermare che Lugosi ha contribuito in maniera indiscutibile
al prestigio incantatore del Vampiro quale si è imposto nel nostro
immaginario.
Dalla letteratura, dalla fantasia, risalire alla realtà storica non
è così semplice. I critici sono molto scettici, ormai, nel far
derivare il Dracula letterario da quel Vlad Dracul, voivoda
di Valacchia, nella Transilvania rumena, tetramente noto come
Tepes, l’Impalatore, passato alla storia più per la sua ferocia
che per l’effettiva potenza del suo regno, invero sfortunato
‘cuscinetto’ tra l’Europa cristiana e l’impero turco. Infatti, Bram
Stoker pare non conoscesse affatto, o conoscesse ben poco, le
vicende storiche del principe Vlad, ma vi si sarebbe imbattuto
attraverso un libello del 1820, in cui si faceva menzione di un
‘Voivoda Dracula’ che combattè contro i Turchi. A far cambiare idea
a Stoker, che in principio voleva chiamare il suo protagonista
‘Conte Wampyr’, fu proprio una postilla allo scarno testo del 1820,
in cui si chiariva, anche se in maniera approssimativa, che Dracula,
in dialetto transilvano, voleva dire ‘demonio’. Stoker rimase, così,
affascinato da quel principe quattrocentesco dalla triste fama,
sebbene le due figure, quella storica e quella letteraria, non hanno
nulla in comune e non sono l’una l’antesignana dell’altra. Si tratta
di due realtà completamente differenti, distanti più quattro secoli,
legate semmai da un comune terreno leggendario e folkloristico che
prevede l’esistenza di esseri sovrumani, demoni o spettri, che
tormentano l’uomo in vari modi, fra cui il succhiare il sangue per
nutrirsene.
E se in Stoker possiamo intravedere qualche sfumata influenza
storica, nel libro di Gennaro Francione, DomineDDracula,
si procede all’inverso, incanalando lo stereotipo del vampiro quale
noi oggi conosciamo nel personaggio realmente esistito. Prende
forma, così, in un’attenta analisi storica che spazia dalla
sovranità ottomana alle corti europee, dalle tecniche estatiche dei
dervisci monaci-guerrieri alle ragioni di stato dei principi
cristiani e del Vaticano, Vlad Dracul II di Valacchia, nipote di
quel Mircea il Vecchio che riuscì ad arginare la conquista turca
dell’Europa orientale, che, alla fine del suo regno lasciò dietro di
sé un’eredità di migliaia di uccisioni – si parla addirittura di
100.000. Freddamente calcolatore, convinto di incarnare l’idea
assoluta di ‘principe illuminato’, secondo l’abile descrizione
psicologica di Francione, pare fosse ossessionato dal rispetto di
una moralità incondizionata, senza compromessi, di cui, a farne le
spese, furono soprattutto i mercanti, per lui ladri e truffatori per
eccellenza, i traditori, i bugiardi, i fedifraghi, gli indolenti, ma
anche i semplici mendicanti, le donne che poco si dedicavano alla
cura della famiglia, e infine gli stessi innocenti, per un
parossismo per cui, malgrado tutto, la completa sottomissione a un
reggente deve realizzarsi anche attraverso il nobile sacrificio di
chiunque, a mo’ di perenne monito. Non indietreggiò, racconta
Francione, neppure davanti alla necessità bellica e strategica di
distruggere interi villaggi, raccolti, bestiame, case e persone, per
sottrarli all’avanzata turca, operando la tecnica della ‘terra
bruciata’ per cui l’esercito invasore si sarebbe trovato di fronte
all’impossibilità di mantenersi attraverso razzie e saccheggi. E,
sempre, quale filo conduttore della sua storia personale e politica,
la materia ematica, il Sangue che vivifica, il cui
spargimento è necessario, quasi fosse un tributo a cui non si può
sfuggire, per dare un nuovo senso alle cose. Francione non rinuncia,
però, all’estetica. Sebbene meno bello di Bela Lugosi, ma fedele
all’iconografia classica di uomo non molto alto, dal naso ricurvo,
baffi spioventi, pelle diafana, collo taurino e labbro inferiore
molto carnoso, il suo Vlad affascina e attrae uomini di potere e
donne di ogni sorta, esercitando il suo sanguinario sadismo anche
negli incontri sessuali di cui fu, pare, insaziabile; quel sangue
che, da bambino, vide scorrere dalle carni materne per mano di un
sicario dello stesso padre il quale, per ragioni politiche, dovette
disfarsi della moglie per sposare la sorella dei principi di
Moldavia con cui era necessario stringere alleanza.
Senza rinunciare alla poesia, che nel seguire tutta la vita del
valacco ne tratteggia una personalità complessa, solo apparentemente
scevra da ogni sorta di dubbio, Francione si attiene ai fatti
storici come ci sono pervenuti, tanto da far risultare il libro un
romanzo, sì, ma anche un testo basato su un’ampia documentazione. E,
come afferma il Direttore dell’Accademia di Romania in Roma Eugen
Uricaru – autore di una breve introduzione –, la forza del libro
sta nell’essere lontano da tutta una serie di stereotipi fantastici,
a volte grotteschi, con cui si è attuata una mercificazione della
figura di Dracula, per restituirgli l’aspetto di un essere umano in
carne e ossa, di un uomo del suo tempo, stretto tra i doveri di
governante in un momento storico in cui più forte e pressante si
fece sentire la partita tra Islam e cristianità, all’interno di uno
scacchiere che interessò soprattutto le zone in cui Vlad regnava e
che culminò più di un secolo dopo, nel 1571, con la battaglia di
Lepanto, che vide la vittoria delle flotte cristiane contro quelle
turche e che sancì l’arresto definitivo dell’espansione ottomana.
Un uomo, insomma, preso in un gioco
molto più grande di lui.
l'Autore
Gennaro Francione è Giudice del
Tribunale Penale di Roma. Membro Accademico dell'Internationale
Burckhardt Akademie e Presidente dell'Unione Europea dei giudici
scrittori, è romanziere, saggista, giornalista, regista e
drammaturgo internazionale. Fondatore dell'Adramelek Theater.
Il
cyberomanzo di Francione
Uroboronauta
Antiarte
Anna M. Baiamonte ____
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